La carovana senza cavalli

 

Spettacolo d'ombre e lanterne magiche

tratto dall'omonimo romanzo grafico di Giacomo Roberto

 

Ideazione, scenografie , animazione e regia di Giacomo Roberto

Assistenza , consulenza e voce recitante Manola Alderigi

Musiche Simone Maggio

 

PRIMA NAZIONALE

T.R.A. Teatro Rossi Aperto

Teatro Rossi, Via Collegio Ricci, 1. (Angolo Piazza Carrara).

 

maggio 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella primavera 2016 ho pubblicato, grazie a un progetto di crowfunding, la graphic novel “La carovana senza cavalli” , una raccolta di quattro storie che ho scritto e disegnato personalmente , realizzando cinquantaquattro tavole interamente a mano.

 

 

 

Il volume , in formato A3, descrive l'eterno viaggio dell'uomo, l'incontro con qualcosa che è più grande di noi. Parla del ritorno verso casa, riporta di incontri straordinari, descrive l'abbraccio e l'amicizia. Lo fa in un modo semplice, arricchito di personaggi ed animali incredibili, come l’elefante che crea la pioggia o il re che ha perso i denti e poi il grande pesce e l’eremita e i monaci e i loro muli e tutte le meraviglie che trasportano. Si tratta chiaramente di un viaggio fantastico, realizzato mediante la sovrapposizione di ricordi, di storie che ho vissuto, di personaggi straordinari che ho incontrato.

 

Le tavole sono caratterizzate da un segno grafico che sviluppa l’incontro continuo tra il figurativo e l’astrazione, come se non vi fosse , al di là delle apparenze, una vera e propria separazione tra questi due mondi.

 

 

 

 

 

 

 

 

La buona riuscita della campagna di crowfunding e l’accoglienza che ha avuto il volume, mi hanno spinto a realizzare uno spettacolo teatrale all’interno del quale il disegno potesse trovare il giusto spazio al pari dei testi e della musica.

 

 

 

Nel mio lavoro ho avuto significative esperienze di relazione tra l’immagine e il teatro sia a carattere scenografico (come gli allestimenti per il “Quem Queritis” In Piazza delle Vettovaglie per il Sant’Andrea teatro” e lo spettacolo sull’autobus viaggiante “Il grande veicolo” per l’edizione straordinaria della Luminaria 2000) che in un modo di comunicazione tra linguaggi come nelle Performance “tutto questo è difficile” realizzata con i musicisti Bonino, Canale Sanna e i pittori Becker e Ravenda e “L’ombra del suono” con lo stesso Canale. Ho studiato altre culture come la calligrafia giapponese con il maestro Nagayama e il canto della musica indiana con il maestro Pritam Singh.

 

 

 

 

 

Come pittore e’ stato per me naturale pensare lo spettacolo come uno schermo, una tela bianca, un lenzuolo di cotone dove proiettare giochi cromatici e disegni in significativa relazione con i testi e la musica ed è stato naturale aprirmi all’antica conoscenza, proveniente dal pre-cinema, che è quella della proiezione d’ombre,. Una proiezione d’ombre che permetta di creare un delicato flusso d’immagini nello schermo, nel rispetto del testo, delle sue pause e delle sue suggestioni e nello stesso tempo nell’ascolto delle caratteristiche dei disegni.

 

 

 

Lo spettacolo si nutre quindi delle diverse suggestioni dei grandi teatri d’ombre popolari del mondo. Primi fra tutti Il teatro javanese e il karagoz turco. Del primo la possibilità di poter vedere lo spettacolo anche da dietro, un tempo riservato agli uomini nel rispetto del principio cinese che l’ombra è il colore dell’anima ed è quindi una visione riservata alle donne, del karagoz la vivacità, i colori sgargianti e la sua tradizione popolare.

L’azione prende spunto anche dalla tradizione del teatro delle lanterne sia orientale come l’utushi-e giapponese che occidentale come la tradizione del cantastorie-lanterniere che realizzava lo spettacolo per un piccolo pubblico nelle abitazioni.

 

 

 

Le tradizioni di teatro delle ombre spesso sono state territorio di confine con la pratica dell’illusionismo, specialmente in occidente, con gli spettacoli delle Ombromanie, dove in questo caso l’artista stava di fronte allo schermo rivelando il proprio macchinario cioè le proprie mani al pubblico: la dimostrazione della capacità e della bravura dell’artista era tanto importante quanto il risultato finale. Sia l’illusione sia l’apparato per produrre lo spettacolo erano svelati contemporaneamente contribuendo all’effetto complessivo. In questo c’è una forte somiglianza con il teatro javanese, anche se si parte d principi diversi, in questo caso lo spettacolo può essere visto sia di fronte, ammirando le ombre delle marionette, che di dietro potendo gustarsi così la rifinitura

dei personaggi che sono finemente lavorati e colorati. Nella tradizione la vista di fonte era riservata alle donne, mentre dietro la tela si ponevano gli uomini.

 

 

 

Fedele a questo principio di doppia visione, dove l’illusione è parte complessiva di una visione d’insieme, tecnicamente lo spettacolo si svolge mediante la proiezione di ombre su un telo di cotone retroilluminato da un piccolo faro. Dietro al telo, mosse dall’autore, si muovono le marionette, Esse sono spesse circa mezzo centimetro e sono mosse mediante bastoncini, come i nostri burattini) Il pubblico sarà invitato a sedersi sia di fronte che sul retro, andando a formare un cerchio. Chiaramente durante lo spettacolo ci si potrà cambiare di posto per poterlo osservare da vari punti di vista.